Banane

€1,02

Venditore OrtoBra Gourmet

Banane vendute in porzioni da 500 kg

Provenienza: Colombia 


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2,04€/kg

* L'immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto

Ci sono dei giorni in cui uno si sente scemo. Come quando ti rendi conto di abitare sopra al più grande mercato europeo, ma di preferire i corridoi neri del carrefour express. E ci provi a dirti che non è stupidità, ma povertà, che c’è il matrimonio, il mutuo, la vacanza…Ma poi scopri che quattro banane di Erminia, la vergognosa quantità di frutta che mangi in tutta la settimana, costano cinquanta centesimi. E allora ti crollano le certezze vitali.

Erminia è lì da quarant’anni. Non so se ha studiato marketing, ma ne applica magistralmente le tecniche. Parla con tutti, ma nessuno sa veramente chi sia. Pare che non esista al di fuori dell’ortofrutta. E’ abituata a vendere a chili, la mia richiesta di solo quattro la lascia leggermente perplessa. Mi trova le quattro migliori, raffinate, mature ma non troppo. Non sono sicura di meritarmele, di un giallo bellissimo. Se anche non riuscissi a vederle, sono gialle solo toccandole. Le ultime che ho mangiato ormai erano talmente nere che una parte del mio cervello s’è convinta che quello fosse il colore normale.

Quando torno a casa, mi sembra un peccato prenderle e mangiarle crude. Ne stacco una dal gruppo, la distendo sul piatto. La buccia viene via senza bisogno del coltello, con un movimento della mano. Taglio la banana a rondelle. Un tempo, quando la mensa scolastica non era un posto orribile, le maestre dell’asilo ci tagliavano così la banana e alla fine venivano rondelle che sembravano gettoni d’oro del tesoro dei pirati. Queste, invece, non sembrano monete, inoltre le ho fatte tutte di altezze diverse. Paiono tagliate da uno che non ha tutte le rondelle a posto. Il buonsenso e la ricetta direbbero di non friggerle con l’olio d’oliva normale, dovrei usare quello di semi di arachidi, ma insomma una cosa per volta. Inizio la frittura in padella, tenendo la fiamma bassa, poi quando inizia a sfrigolare cerco di girare le rondelle in modo che vengano fritte da entrambi i lati, ma l’impresa si rivela più ardua del previsto. Non capisco chi si è girato e chi no, assurdo.

Le ho tirate fuori, le ho salvate dall’inferno che io stessa avevo creato e le ho mangiate. Al peggio sapevano semplicemente di banana, ma a volte mi è capitato di azzeccare contemporaneamente la cottura e l’altezza della rondella e allora tornavo con la mente al ristorante giapponese, manca comunque una certa pastella e l’olio adatto per fare banane fritte come si deve. La bella notizia è che ho altre tre banane per riprovare.

 

CECILIA ALFIER DEL CORSO

IN CRITICA GASTRONOMICA DI ITALIAN FOOD ACADEMY